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martedì 19 gennaio 2010

Interpretazione 'in continuità' dei testi conciliari: uno studio

 


Riceviamo e volentieri pubblichiamo la seguente recensione editoriale.


Quando sentiamo notizie dell’Austria siamo ormai abituati a scandali di ogni colore. Ma persino del paese di vescovi come Schönborn, Linz e Kothgasser può venire del buono – chi l’avrebbe pensato!

Ultimamente un giovanissimo teologo si è fatto notare, addirittura in maniera positiva. Si tratta di Mag. theol. Michael Gurtner, proveniente di Salisburgo, la diocesi ultraliberale di Mons. Kothgasser, uno dei quattro vescovi citati dal Santo Padre giugno scorso per fare quattro chiacchiere sulla situazione disastrosa nelle diocesi d’Austria.

Già in estate ha pubblicato nel cattolicissimo Benedetto Verlag, una casa editrice svizzera gestita da un sacerdote e rigorosamente cattolica, il suo primo libro “Reflexionen zur Theologie der Liturgie – Liturgie als Vorwegnahme des Himmels auf Erden” (“Riflessioni sulla teologia della liturgia – la liturgia come anticipazione del cielo sulla terra”). In questo libro spiega come deve essere la liturgia come tale dal punto di vista theo-logico, cioè sviluppa un’idea su come deve essere formata la liturgia partendo da Dio, dimostrando come è realizzata ampiamente nei vecchi riti. Ma soprattutto due capitoli hanno fatto un grande colpo: in uno degli 11 capitoli dimostra, perché le messe in massa, sia dal punto di vista di un gran numero di concelebranti, sia dal punto di visto di una massa di partecipanti, non vadano d’accordo con ciò che una liturgia, soprattutto una Santa Messa, è nella sua sostanza e dimostra anche alternative praticabili. Può darsi, che Mons. Marini I, il già maestro delle celebrazioni liturgiche non andrebbe d’accordo con Gurtner – Mons. Marini II, l’attuale Maestro, probabilmente sì invece.

Nell'altro capotolo parla sul rapporto giusto fra il tradizionalismo e l’ultimo concilio, dimostrando che va trattato come tutti gli altri 20 concili primi di esso: né è il superdogma, indiscutibile in ognuna delle sue frasi, né si può rifiutarlo di tutto, visto che è sempre un concilio, anche se pastorale. Gurtner argomenta che si trova in ogni singolo concilio precedente qualcosa di discutibile, sbagliato o semplicemente non più valido – e conclude: quindi perché proprio l’ultimo concilio (pastorale) dovrebbe essere indiscutibile e intoccabile in ogni singola frase, se è ovvio che ciò non valga per gli altri? Oltre a questo invoca il ristabilimento dei vecchi gradi di certezza teologica, invece del concetto della gerarchia delle verità con cui i gradi di certezza teologica sono stati sostituiti.

Accettare questo sarebbe un buon punto di partenza per il “dialogo” con i tradizionalisti, anche se non si riferisce expressis verbis ad essi.

Questo suo concetto del Concilio Vaticano II sembra applicare nel suo secondo libro, uscito solo pochi giorni fa, sempre nel Benedetto Verlag. Si chiama “Religionsfrei – die Religionsfreiheit im Lichte von Heiliger Schrift, Tradition und Lehramt.” In tedesco il titolo è un gioco di parole, perché il titolo principale “Religionsfrei” vuol dire sia “liberi in Religione” sia “privi di Religione”.

Pur non parlando in nessuna riga della FSSPX, il lettore non può non pensare al dialogo con la FSSPX, per il quale sembra addirittura essere scritto: questo libro sembra portare la “risoluzione” per le difficoltà nel campo della libertà religiosa.

In un primo capitolo, intitolato “la perdita della verità”, Gurtner dà un’analisi ben precisa della situazione filosofica attuale: la categoria di una verità assoluta sembra perduta persino all’interno della Chiesa. Poi sviluppa la seconda parte, partendo dalla rivelazione divina come fonte di ogni conoscenza teologica, dimostrando che sì, c’è la possibilità di una conoscenza assoluta e vincolante.

Dimostrato questo, passa ad una esegesi del documento “Dignitatis humanae”, cioè la dichiarazione (e come tale viene presa nella sua certezza teologica) dell’ultimo concilio sulla libertà religiosa, punto della più grave controversia nel dialogo con il tradizionalismo.

Gurtner riesca a dimostrare con la sua ermeneutica di continuità, e basandosi solo sui testi del magistero della chiesa, che l’intenzione del concilio stesso non era di cambiare il progetto della libertà religiosa, che la Chiesa ha sviluppato almeno da Gregorio XVI fino a Pio XII, ma che si può e deve interpretare quella dichiarazione nella pienissima tradizione del magistero papale.

È vero, dice Gurtner, che guardando i fatti e discorsi postconciliari, alcuni hanno cambiato l’idea della libertà religiosa – ma questi nuovi concetti sono decisamente contro ciò che intendeva e voleva il concilio. L’autore dimostra anche le conseguenze, non volute dalla Chiesa, che queste idee falsate hanno causato nella società e nello Stato.

In un terzo passo dimostra come alcune idee siano state cambiate quasi inavvertitamente, ma con effetti fin troppo gravi: lasciando intatti i concetti e le parole, si è cambiato il loro contenuto. Così, alla fine, tanti teologi hanno percepito la “libertà religiosa” nel senso della dichiarazione dei diritti umani – un progetto massonico che, pur usando gli stessi termini di quello della Chiesa, intende proprio il contrario.

Nel quarto capitolo parla, come conseguenza di tutto ciò che è stato dimostrato nei capitoli precedenti, di Cristo Re: Egli soltanto è un punto fisso di ogni legge legittima.

Questo libro, uscito recentissimamente, delinea una soluzione per i conflitti intorno al concetto della libertà religiosa, dimostrando che si può, anzi: che si deve leggere e interpretare la relativa dichiarazione in maniera completamente compatibile con la tradizione dottrinale, interpretandolo in un’ermeneutica di continuità, come voluto dal Santo Padre stesso. Anche se alcune espressioni e anche lo stile del testo non sono sempre al massimo, non si può dire che i nuovi progetti della libertà religiosa siano stati voluti dall’ultimo concilio.

http://blog.messainlatino.it/2010/01/interpretazione-in-continuita-dei-testi.html - comments